Verde Pubblico
Questa è la versione integrale del nostro programma, in fondo potete commentare e/o lasciare la vostra opinione per aiutarci a migliorare le nostre proposte…
Salvaguardia del territorio
Aria, acqua, terra, flora e fauna sono risorse insostituibili del territorio e dell’intera società e costituisco legame diretto con la vita. Come loro custodi è assolutamente prioritaria e indiscutibile l’esigenza di intraprendere azioni decise per la loro tutela e il loro eventuale recupero nel momento in cui siano in pericolo.
- tutela dell’aria: la qualità dell’aria è direttamente connessa negli ambiti cittadini all’inquinamento dovuto alle auto, per la sua salvaguardia è necessario prevedere strumenti di regolamentazione del traffico come un piano di mobilità sostenibile. Su questo argomento il presente programma ha un capitolo a sè stante.
- tutela delle acque: l’acqua, in relazione all’ambiente, è direttamente connessa per il territorio faentino con lo stato di salute del fiume Lamone. Da diversi anni, tra Giugno e Settembre, diventa un sentiero con pozzanghere d’acqua putrida. Per metà dell’anno il fiume appare sfigurato e degradato sul piano ecologico. Occorre prevenire tale situazione di degrado intervenendo sulla gestione delle acque, con una strategia complessiva di gestione del territorio che eviti di trasformare i fiumi in canali da sfruttare e riduca al minimo i danni ecologici, igienici e paesaggistici provocati dallo sfruttamento incontrollato delle risorse idriche. E’ necessaria una politica più oculata degli attingimenti che preveda la repressione di quelli abusivi. Per migliorare la qualità delle acque e la qualità ambientale dei fiumi occorre affrontare il nodo dell’uso della risorsa idrica. Un’agricoltura più sostenibile sul piano ambientale deve puntare su coltivazioni meno esigenti dal punto di vista idrico e sulla diffusione ulteriore di sistemi di irrigazione che consentano di risparmiare acqua.
- tutela del terra: la salvaguardia della terra è invece direttamente connessa alla preservazione dell’ambiente dalla cementificazione. Verrà perseguito il blocco di nuove urbanizzazioni in territorio agricolo (centri commerciali, outlet, industrie, ecc…vedi programma urbanistica) attraverso la revisione della pianificazione urbanistica e la proposta di “varianti verdi” al Piano regolatore. Nelle azioni di salvaguardia del territorio agricolo bisogna aggiungere la tutela di tutti quegli elementi che caratterizzano la cultura della nostra terra ed in particolare del paesaggio agricolo quali colture, metodi di coltivazione e prodotti tradizionali che oramai stanno scomparendo.
- tutela di flora e fauna: la salvaguardia della componente biotica dell’ambiente, flora e fauna, viene invece assicurata con il mantenimento e l’aumento degli habitat vegetali naturali e degli habitat per la sosta, alimentazione e riproduzione della fauna selvatica. Attraverso i regolamenti comunali occorre garantire il rispetto degli spazi riproduttivi per specie legate agli edifici (rondini, barbagianni, pipistrelli, ecc…), così come l’utilizzo di rimedi biologici per il contenimento degli insetti infestanti (garantendo così la tutela delle specie insettivore). E’ necessario perseguire azioni per il censimento, il monitoraggio e la protezione di tutte le aree naturali o in corso di rinaturalizzazione presenti e il rilascio di corridoi ecologici (filari alberati, siepi, corsi d’acqua, boschetti,…) in grado di garantire il flusso biotico di flora e fauna.
Gestione del verde urbano
Le aree verdi urbane costituiscono un patrimonio di grande valore e un parametro fondamentale per determinare il livello di qualità della vita nella nostra città. I parchi pubblici e tutte le aree verdi urbane, comprese aiuole e alberature stradali, ricoprono infatti importanti funzioni ecologiche e sociali. La sua funzione sociale è assolta rendendo gradevole e accogliente l’aspetto cittadino e creando luoghi di svago e benessere dove tutti possono trovare la serenità e la tranquillità che troppo spesso negli ambiti urbani sono negate. La sua funzione ecologica, non meno importante e incisiva, è invece assolta grazie alla capacità della vegetazione di assorbire lo smog cittadino. Costituisce quindi un importante fattore di mitigazione degli inquinanti dell’aria riducendo in modo concreto la presenza dei gas serra (in particolare anidride carbonica) rilasciati dal traffico e dal riscaldamento delle case. Una dotazione di verde urbano la più ampia possibile riveste quindi un ruolo fondamentale per migliorare la qualità dell’aria. Inoltre un’elevata massa di vegetazione influisce notevolmente anche sul microclima urbano, mitigando in particolar modo le temperature elevate che in estate si raggiungono in ambienti dove cemento e asfalto fanno la parte dei padroni.
Troppo spesso infatti il verde è relegato a sostenere un ruolo di secondo piano nella pianificazione e nella strutturazione degli ambiti urbani e ancor più in attività edilizie che privilegiano in modo indiscusso e irragionevole la cementificazione alla dotazione di aree a verde. E’ quindi necessario prevedere e pianificare il verde urbano in modo preventivo e paritario in tutte le attività di strutturazione urbanistica assicurando una dotazione di verde sufficiente ad attivare tutte le funzioni a lui attribuite. Le azioni che si intendono intraprendere nella gestione del verde urbano sono quindi rivolte a salvaguardare, e a potenziare, la capacità che ha il verde cittadino di rendere la nostra città più vivibile e sostenibile. Assicurandone le funzioni sociali e ambientali che continuamente la vegetazione ci regala in modo disinteressato. Non dobbiamo infatti dimenticare che ogni angolo di verde dentro la città è un angolo di natura che ci sostiene e protegge.
I parchi come luogo di svago e ricreazione, incontro sociale, ristoro e riposo dove organizzare eventi e attività rivolte a stimolare il coinvolgimento dei cittadini. Le aree verdi si prestano infatti ad accogliere manifestazioni culturali di ogni tipo, dall’educazione ambientale agli eventi musicali e teatrali, dalle mostre d’arte ai Farmer’s Market. Il verde inteso come luogo non solo di ritiro intimo e rilassante ma anche come luogo di ritrovo e aggregazione sociale.
Aumentare quindi gli standard qualitativi e quantitativi del verde urbano è il principale obbiettivo per una corretta gestione della città. Per quanto riguarda il verde esistente ed in particolare il verde storico sono quindi necessarie azioni di salvaguardia e riqualificazione laddove le sue potenzialità ricreative, sociali ed ecologiche sono in pericolo a causa di inadeguatezza delle strutture vegetali e di arredi che spesso versano in stato di degrado e abbandono.
Messa in sicurezza dei percorsi pedonali e ciclabili, degli arredi e dei giochi, salvaguardia delle alberature storiche e monumentali, riqualificazione degli specchi d’acqua e controllo della fauna e della vegetazione inserita abusivamente e incoscientemente nei giardini pubblici. Al parco Bucci verrà presa in considerazione l’idea di rendere navigabili i laghetti esistenti, dove il cittadino potrà osservare flora e fauna anche con barche a remi messe a disposizione dal comune, tramite noleggio.
Occorre razionalizzare le attività di manutenzione, e immaginarsi nuovi strumenti; occorre passare da un’impostazione dei servizi (non solo di manutenzione del verde, ma anche pulizia strade e pulizia giardini), gestita per settori, ad un’impostazione di gestione integrata per razionalizzare tutte le attività in modo da ottimizzare i tempi e ridurre gli sprechi economici, a beneficio dell’ordine cittadino, in particolare in un periodo di restrizione delle risorse come questo. Per quanto riguarda le superfici a verde di nuova realizzazione sono necessari strumenti urbanistici appropriati per regolamentare il rilascio di permessi per superfici adeguate e distribuite coerentemente con le reali necessità ecologiche e sociali..
Nei poli a destinazione artigianale e industriale è necessario creare strutture vegetali realmente in grado di sostenere la funzione di mitigazione degli impatti ambientali conseguenti alle attività produttive e secondariamente la funzione ricreativa utile al ristoro dei lavoratori. Nei poli a destinazione residenziale è necessario creare ambiti verdi di grande pregio ornamentale in grado di sostenere principalmente sia la funzione sociale e ricreativa che ecologico/ambientale.
Ed ancora è possibile migliorare la qualità del verde stradale ed in particolare del verde di pertinenza dei parcheggi attraverso la realizzazione di parcheggi permeabili e assicurando uno spazio adatto per le tipologie di vegetazione piantumata. La stabilità e la salute delle piante è infatti direttamente correlata allo stato di salute del loro apparato radicale. Troppo spesso infatti si vedono alberature di grandi dimensione e pregio relegate in spazi troppo esigui per assicurare la loro salute.
La gestione del verde pubblico, deve riguardare anche la gestione dell’acqua necessaria al suo mantenimento, in particolare nei primi anni di piantumazione, i più critici. Riutilizzare acqua piovana depurata in vasche di fitodepurazione e accumulata in appositi depositi sotterranei è un’azione che influisce notevolmente sul bilancio di richiesta idrica delle aree verdi. Tramite la fitodepurazione è possibile riutilizzare la pioggia caduta su aree impermeabili quali strade e tetti. Recupero aree abbandonate e incolte anche attraverso la libera iniziativa di cittadini che volontariamente potranno abbellire questi spazi.
Piantumazione di un albero nei parchi cittadini in occasione della nascita di ogni bambina/o
Attraverso la revisione della pianificazione urbanistica è possibile proporre la realizzazione di corridoi verdi che attraversano la città in modo che, in concomitanza alla realizzazione di percorsi ciclo-pedonali immersi nel verde, possano costituire un percorso preferenziale e di grande valore per l’immagine di Faenza. Inoltre la realizzazione di ampie cinture verdi con funzione di parchi ecologici di coronamento urbano nell’immediato ambito periferico del centro cittadino con grandi masse vegetali permetterebbe di avere a disposizione un polmone naturale in grado di migliorare la qualità di aria e clima. Di esempio è il caso del fiume Lamone. Si tratta di un ambito verde di grande pregio ancora poco sfruttato e valorizzato. La costituzione di un parco fluviale lungo il suo percorso, esperienza già percorsa e realizzata da diverse altre città (es. Castrocaro-Terra del Sole, Castel San Pietro, Imola,…), di superficie estesa e allungata, permetterebbe una gestione differenziata di diversi ambiti (ricreativi, culturali ed ecologici) dando alla città una struttura di grande valore naturalistico, ecologico e sociale.









Buongiorna a fattisentire,
faccio qualche commento a riguardo del programma sulla gestione del verde pubblico
subito prima che dimentico: le case in legno sono una porcata (non siamo mica in trentino)…al massimo fai il casotto per vendere i biglietti del trenino e noleggiare le barche…a parte questo…
Il testo ha spunti interessanti e mirati che però a mio avviso non sono coerenti e organici nell’ambito della gestione e pianificazione del verde pubblico (è errato definire tutto il verde pubblico come urbano)
Infatti la gestione e la pianificazione del verde pubblico si distingue fortemente dalla più specifica gestione del verde urbano. Ammettendo come assioma la multi-funzionalità del verde di qualsiasi tipo è necessario però distinguere le varie tipologie di verde in base alle funzioni assolte principalmente dalle stesse. E’ in base a queste funzioni che viene delineata la pianificazione degli interventi di relizzazione e manutenzione del verde.
Il verde pubblico è quindi da suddividere in diverse tipologie:
verde urbano residenziale (parchi e giardini):
assolvono in primissimo luogo alla funzione ricreativa dei cittadini necessitando quindi di strutture vegetali e arredi adeguati. Non è possibile trasformare un parco pubblico in area “rinaturalizzata” perchè perderebbe la capacità di assolvere alla sua funzione primaria (rinaturalizzare significa rendere adatto l’habitat ad animali (bisce, topi ecc..e piante (spinose, tossiche…) in controllata o libera evoluzione e di conseguenza renderlo “spiacevole alla maggior parte degli usufruitori).Le funzioni secondarie sono di mitigazione degli impatti ambientali e di habitat per specie animali e vegetali (su questo tipo di verde però deve essere ammesso l’utilizzo di specie anche non autoctone)
verde urbano in ambito produttivo (zona artigianale e industriale):
assolve in primo luogo alla funzione di mitigazione degli impatti ambientali (impatto visivo, acustico e degli inquinanti) e necessità quindi di manutenzione e realizzazione di strutture vegetali in grado di tamponare gli effetti negativi delle attività produttive (barriere vegetali fono-assorbenti e di mitigazione visiva in favore dei “recettori” (chi poveretto ci abita in mezzo!) e masse vegetali in grado di ridurre gli inquinanti nell’aria. Le funzioni secondarie sono di ricreazione dei lavoratori e di habitat naturale per fauna e vegetazione (niente specie esotiche)
verde urbano stradale:
assolve principalmente alla funzione ornamentale dei collegamenti e alla funzione di ombreggiamento (aiuole, viali alberati) rendendo più piacevole la transitabilità urbana. Deve essere gestito come il verde urbano residenziale, privilegiando cioè l’assolvimento della sua funzione ornamentale. E’ una gestione molto “critica”…per un comune sono costi enormi e spesso guai…stroncamenti e crolli di piante possono causare danni a cose e persone. La gestione del verde stradale deve essere la più accurata possibile monitorando in modo continuo lo stato di salute delle piante.
verde naturalistico di coronamento urbano:
si tratta di ampi spazi verdi più o meno in stato di degrado e localizzati nell’ambito periurbano della città. Esempio è il caso del Lamone. Si tratta di ambiti verdi di grande interesse perchè assolvono contemporaneamente e in modo paritario a tutte le funzioni. Sono i polmoni verdi della città e necessitano di grandi spazi per assolvere alle loro funzioni collocandosi quindi negli ambiti di nuova urbanizzazione (nel centro non c’è più spazio per fare giardini. Funzione naturalistica, ricreativa, di mitigazione degli impatti, sociale e chi ne ha più ne metta….la gestione è quindi multidisciplinare.
Di esempio è il caso del Lamone. La superficie estesa e allungata di un “parco fluviale” già da tempo sulla bocca delle amministrazioni comunali (dalla bocca al culo direttamente)permette la gestione differenziata di diversi ambiti (come dicevate voi la parte ricreativa, la parte di aggregazione sociale, la parte rinaturalizzata e lasciata a evoluzione controllata N.B. lo stato idrico del Lamone non c’entra niente con il verde urbano.
verde pubblico in stato di abbandono:
si tratta di tutte quelle aree non edificate di margine, degradate e in stato di abbandono per le quali deve essere prevista una rifunzionalizzazione pianificata in base alle funzioni assolte.
In conclusione la programmazione del verde urbano deve essere mirata al fine di ottenere la massima funzionalità di tutto il verde
PUNTI INTERESSANTI PER UN PROGRAMMA ELETTORALE:
- definizione dei vari ambiti e tipologia del verde pubblico e regolamentazione specifica per ogni tipologia di verde
- ridefinizione del verde di pertinenza nelle opere di urbanizzazione innalzando gli indici di verde (sia pubblico che privato) obbligatorio
- definizione di un dimensionamento minimo (adesso i metri quadri di verde imposti ci sono ma da schifo…per esempio in zona industriale/artigianale li possono mettere tutti su stupide strisce di margine di larghezza anche solo di 1 metro (il verde non assolve alle funzioni)
- ridefinizione e ridimensionamento del verde stradale aumentando la superficie minima disponibile per ogni specie arborea (basta mettere alberi che diventati grandi e saggi in un buchetto di un metro quadro) con particolare attenzione verso il sottosuolo (spesso sotto le radici hanno cemento e asfalto…)
- pianificazione di una rete di corridoi verdi in grado di collegare tutte le zone di parco. Loscopo è quello di potere attraversare tutto l’ambito urbano attraverso piste ciclabili e pedonali all’interno di questi corridoi verdi senza passare per le stade (al massimo attraversarle). Un vero e proio percorso verde cittadino…
- introduzione nella pianificazione urbanistica di criteri non solo più strutturali ma anche basati sulla predisposizione preventiva del verde pubblico (la progettazione delle aree verdi deve diventare parte integrante e di pari interesse nei processi pianificatori preliminari)
- razionalizzazione delle operazioni di manutenzione (la soluzione più pratica è la realizzazione di sistemi informativi per la gestione del verde urbano) e recupero dei materiali di risulta (reidui di potature e sfalci) N.B. so che non volete bruciarla ma almento inventate qualcosa per riutilizzarle…
- e famo sto parco fluviale a modo finalmente!
spero di essere stato utile
Ciao
Luca
Grazie mille per il tuo appassionato interessamento, quello che dici è più che condivisibile, ma è molto nozionistico e tecnico.
Abbiamo cercato di scrivere un punto che fosse alla portata di tutti nella sua semplicità.
E’ scontato per alcuni di noi che una sriscia di verde è poco per le necessità reali di verde, come gli spazi che per regolamento comunale vi dovrebbero essere dedicati.
Queste tue considerazioni rilevano che queste necessità sono meritevoli d’essere inserite nel programma.
Dato che avremmo provveduto al suo miglioramento, cogliamo lo spunto e le inseriremo nel programma.
Non è mai troppo tardi.
Giustamente tradurre il tutto in un linguaggio adatto alla comunicazione verso i cittadini è d’obbligo. Il tutto era rivolto a una miglior distinzione e quindi comprensibilità di azioni e proposte per ambiti che solo in parte si sovrappongono: verde pubblico e ambiente/natura in generis. Altro appunto sulle case in legno: non era un fatto estetico, la sostenibilità di utilizzare materiali da costruzione che provengono da centinaia di km di distanza e che non appartengono alla tradizione territoriale romagnola è discutibile.
Buon lavoro
Luca
Il signor Luca Bosi ha detto tantissime cose probabilmente corrette ma ne abbiamo abbastanza tutti quanti di chiacchere se dobbiamo cambiare il sistema si deve pur partire da qualche parte e soprattutto è ore di semplificare e agire…!!!!!!!!!!!!!
Ciao, solo un piccolo sfogo! Verde pubblico senza drogati! Mi piacerebbe vedere famiglie che giocano con i loro bambini senza aver paura di incappare in qualche oggettino indesiderato. Per il resto secondo me non c’è troppo da lamentarsi.
Ciao, mi intrometto su questo ultimo post di Luca. Vorrei dire che esiste un servizio efficiente per la segnalazione di ritrovamenti di siringhe dentro i parchi cittadini. Più di una volta ho telefonato allo 0546-33058 (Servizio Giardini Pubblici) e sono venuti immediatamente a recuperare le siringhe abbandonate. Forse è poco pubblicizzato, ma lo stato delle cose comuni dipende anche dall’impegno e dall’interessamento di noi cittadini. Comunque in effetti nel 2009 c’è stato un notevole incremento di questi ritrovamenti. Brutta storia.
se da qualche parte si deve cominciare, vi segnalo che attualmente l’ufficio giardini di faenza autorizza l’abbattimento di alberi in area condominiale su semplice richiesta dell’amministratore del condominio (corredata di domuntazione consistente in modulo indirizzato al Sindaco+foto degli alberi da abbattere con evidenza dei danni), senza nessuna formale delibera del condominio che attesti la decisione da parte dei condomini.
Nel caso che mi riguarda, sono stati abbattuti 8 pini, per i presunti danni all’asfalto di una zona di manovra nelle vicinanze dei garage…forse di poteva pure togliere tutto l’asfalto, piuttosto che abbattere i pini!
Morale: per abbattere gli alberi condominiali dovrebbe essere richiesta la delibera condominiale e non solo la richiesta di un amministratore, magari sensibile a solo 1 voce!!!
buon lavoro a tutti quelli che si impegnano ogni giorno a beneficio della nostra citta’
C’è un evidente problema di forma a Faenza, come da molte altre parti, dato dalla errata idea di verde pubblico.
Con l’espansione dei quartieri e le nuove urbanizzazioni, (viene da pensare al pep o all’area delle bocche dei canali, e su quella idea altre zone della città) sono state inverdite aree con essenze autocnone e non, relegando le specie vegetali in piccoli spazi verdi, spesso all’interno di strani quadrati terrosi, stile alcatraz. Una progettazione di per se sbagliata alla base, senza pensare che le piante hanno vita e necessitano di spazio come tutte le forme viventi di questo pianeta.
Andando in conflitto con edifici, garages e strade.
Adesso a vent’anni da pianificazioni errate ci si trova con problemi di vario tipo, piante deperienti, pericolanti, fastidiose per alcuni condomini perchè invadenti nel loro sviluppo e così via.
Speriamo che l’esperienza paghi, e che ci siano d’ora in poi, persone specializzate a progettare determinati ambienti eludendo problemi, per di più evitabili.