Mobilità
Questa è la versione integrale del nostro programma, in fondo potete commentare e/o lasciare la vostra opinione per aiutarci a migliorare le nostre proposte…
5. Mobilità
Una città con meno auto, per un futuro più sostenibile
La limitazione al traffico nel centro urbano è ormai diventata una realtà in tutte le città. A Faenza in pochi anni il traffico ha raggiunto livelli di pressione notevoli, l’inquinamento dell’aria rende l’atmosfera urbana pericolosa per la salute. La situazione richiede un rimedio adeguato, che implica la totale revisione del piano del traffico, tramite l’attuazione di politiche che favoriscano una mobilità sostenibile, come:
- incentivo dell’uso della bici attraverso strumenti come: Biciplan (piano programma della mobilità ciclistica di medio periodo che individua i principali percorsi ciclabili da realizzare con la loro tipologia, priorità e gerarchia), Bici blu (Sindaco e Assessori vengono dotati di Bici Blu per limitare l’uso dell’auto e dare un messaggio-esempio ai cittadini) e Bicicard (strategia per trasformare in ciclisti anche i visitatori e turisti, consente di parcheggiare l’auto in apposito spazio di attestamento al di fuori della città storica, di prendere una bicicletta a noleggio, di entrare gratuitamente nei musei civici, di avere sconti alle mostre temporanee negli hotel, nei ristoranti e nei negozi convenzionati). Potenziamento e migliorie del progetto già esistente “C’Entro in Bici”;
- realizzazione di una rete ciclabile che colleghi zone centrali e periferia;
- istituzione delle zone a 30 km/h, ossia di aree della rete stradale urbana in cui il limite di velocità è di 30 km/h invece dei normali 50 km/h previsti in aree urbane dal codice della strada. Ciò renderebbe più compatibile la circolazione di pedoni e bici con il traffico automobilistico.
- creazione di parcheggi esterni, cosiddetti “a corona” o “scambiatori”, con servizio di navette elettriche (o perlomeno a metano) ogni 10 – 15 minuti;
- ridefinizione delle rotte di percorrenza degli autobus, con aumento della frequenza dei passaggi, creazione di zone pedonali e zone a traffico limitato per la miglior gestione della viabilità;
- nella fase transitoria verso una mobilità concepita con i parcheggi a corona, i motocicli non devono essere più penalizzati di quanto lo siano le automobili, perché, in relazione alla minore massa da spostare, sono meno inquinanti rispetto a queste e occupano meno spazio; si propone anche di creare più parcheggi per i motocicli;
- linee di trasporto scolastico con mezzi elettrici ( o perlomeno a metano) per evitare la congestione del traffico e l’inquinamento nei periodi di entrata/uscita dalle scuole;
- incentivazione dei trasporti pubblici, tramite abbonamenti familiari cumulativi, trasporto scolastico agevolato con sconti progressivi per chi ha più figli;
- incentivo del car sharing (un servizio che dà la possibilità di guidare un’auto solo al bisogno) e del car pooling (modalità di trasporto che consiste nella condivisione di automobili private tra un gruppo di persone, con il fine principale di ridurre l’inquinamento e i costi del trasporto);
- incentivo del piedibus (un autobus umano, formato da un gruppo di bambini “passeggeri” e da adulti “autisti” e “controllori”. Il modo più sano, sicuro, divertente ed ecologico per andare e tornare da scuola);
- incentivazione del telelavoro.









Vi chiedo quali sono le modalità con cui vorreste incentivare il telelavoro.
Grazie.
Ciao Vincenzo e grazie per il tuo intervento. Il telelavoro è utilizzabile in tutte quelle mansioni che richiedono un’intensa attività di manipolazione di dati e di gestione dell’informazione. Le aziende che per prime lo hanno introdotto operano nel settore informatico, nella telematica e nella fornitura di alcuni servizi; ossia in quei settori dove l’informazione assume un ruolo centrale a livello di operations. Basti pensare all’attività di sviluppo software, all’attività di monitoraggio del traffico di rete, alle attività di consulenza, tutoraggio, traduzione, ricerca e a varie altre che possono essere svolte indifferentemente a distanza o in azienda. Una barriera all’introduzione del telelavoro in azienda o nella pubblica amministrazione è rappresentata dalla scarsa conoscenza dello strumento. Molti imprenditori e dirigenti non conoscono ancora quali potenzialità esso offre, a quali costi/rischi è implementabile e in quali contesti è utilizzabile. A ciò si aggiunge il fatto che la cultura informatica non è ancora ben sviluppata nei luoghi di lavoro. La mancata conoscenza genera nei potenziali telelavoratori una certa diffidenza verso il telelavoro stesso. Un programma di informazione a vasto raggio potrebbe contribuire a far luce su questa tipologia di lavoro e a farlo conoscere meglio a funzionari, imprenditori, lavoratori (impiegati o in mobilità), giovani disoccupati. Soltanto una migliore conoscenza dell’istituto telelavoro permette ai soggetti interessati di condurre un’adeguata analisi costi/benefici e di ipotizzarne l’introduzione. E poi sicuramente sarebbe incentivato attraverso l’accessibilità gratuita ad internet in tutto il territorio comunale, con l’uso del Wi-Max, piccole antenne a micro onde che diffonderebbero il segnale ed a cui ogni cittadino in qualsiasi momento ed in qualsiasi luogo potrebbe usufuire.
Ciao, forse non ho letto bene, ma sarebbe interessante sapere come mai nei vostri discorsi o comunicati non si parla di auto elettriche, come mai tenete nascoste queste tecnologie? In una citta’ che praticamente e’ una camera a gas, con cosi’ tante distillerie, fabbriche di ceramica e inceneritori vari e autocarri diesel, come pensate di uscirne?La soluzione bici e telelavoro sembra un po’ scarsa, non sarebbe ora almeno di bloccare qualsiasi attivita’che brucia, e’ mai possibile che per lavorare un po’ , bisogna sempre inquinare l’aria. Grazie
Ciao Taurus e grazie per l’intervento. In effetti non hai letto bene, nel punto della mobilità si parla degli autobus elettrici, sulle auto non possiamo obbligare nessuno, possiamo però sensibilizzare chi dovrebbe veramente incidere sul mercato delle auto elettriche che sono coloro che hanno i fili della marionetta di questo mercato. Noi possiamo fare ben poco, fino a quando non si capirà che il petrolio è ora di abbandonarlo. Sarebbe ora di incentivare il servizio pubblico a prescindere, per avere meno auto che circolano, a benzina, metano e anche elettriche che siano. Ci sembra un po’ azzardato dire che copriamo queste tecnologie, figuriamoci. Oggi alcune auto della municipale sono ibride, elettriche e benzina, noi le vorremmo tutte elettriche, però è stato fatto un piccolo passo. Iniziare da quelle pubbliche è un modo per dare il buon esempio, sui mezzi pubblici è responsabilità farlo in previsione di un adeguamento e miglioramento del servizio.
Desidererei conoscere eventuali vostre proposte riguardo i camper:iniziative per i faentini (es. realizzazione di punto di carico-scarico) e per i turisti (es. realizzazione di una area di sosta protetta dagli zingari…)
Grazie
Crediamo che per quanto concerne i camper, è necessaria almeno un’altra area di sosta attrezzata. L’area di sosta dei camper in zona Faenza Uno non esiste più; attualmente c’è solo quella di via Proventa, che non è certo l’ideale per agevolare i turisti essendo decentrata e di fatto assolutamente scollegata dalla città. Si parla tanto di turismo, ma pretendiamo che i turisti dormano per forza in alberghi o affittacamere. Anche a noi sembra un problema da risolvere, che incide sicuramente sull’afflusso turisco di Faenza.
Purtroppo anche l’area di via Proventa è stata chiusa (e non era un’area di sosta ma solo un carico-scarico), rovinata e deturpata dagli zingari.Il comune ha dichiarato che aprirà una zona di carico e scarico presso il distributore del metano ma non c’è accordo perchè il comune vuole che sia gratuito e il gestore (ovviamente) no…
Un’area per lo scarico ed il rifornimento camper è necessaria, per quanto sia poi impegnativo mantenerla e regolamentarla.
E’ necessaria, per renderla appetibile anche a quel tipo di turismo fai da te, evitare il protrarsi di soste permaneti e poco rispettose.
Vedremo le esperienze in altri comuni, per capire quale può essere la soluzione a questo problema.