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FATTI SENTIRE

Lista Civica per Faenza

Economia

Questa è la versione integrale del nostro programma,  in fondo potete commentare e/o lasciare la vostra opinione per aiutarci a migliorare le nostre proposte…

Economia

Oculatezza e professionalità

Il bilancio comunale

L’eredità di bilancio da cui i nuovi amministratori si troveranno a ripartire non lascia sicuramente spazio a voli pindarici, pena il mancato rispetto del Patto di Stabilità. I debiti finanziari in mutui e BOC rappresentano un handicap per la cui gestione serviranno la massima attenzione e figure professionali di comprovata eccellenza. Di fatto nell’ultimo decennio il Comune di Faenza ha accumulato debiti molto preoccupanti nei confronti delle banche. Determinando nella sua crescita, un grande limite attuativo, che mai è stato reso chiaro ai cittadini, dove lo sviluppo, incessante, è stato protratto per tappare buchi e mai per risolvere problemi. Concentrando fondi in opere a solo scopo elettorale e non volte a ridurre la spesa stessa, o a una pianificazione coerente della città. Ora l’unico modo per risollevarsi, di certo più lentamente di come si è caduti in questo baratro, è di prevedere un taglio drastico degli “investimenti inutili”, cioè quelli che non garantiscono un risparmio della spesa o un profitto nel breve periodo, partendo da una parità di trattamento su molti fronti, con l’obiettivo della ricerca di liquidità. Con questo si interverrà in modo tale da garantire continuità a ciò che paga e non a ciò che rende in consenso elettorale, prediligendo scelte utili alla collettività e non all’economia di pochi.

Strumenti finanziari ed indebitamento del Comune con le banche

A fine 2008 il Comune di Faenza aveva un indebitamento, fra mutui ed obbligazioni, di circa 75 milioni di euro. Sono tutti debiti che andranno in scadenza nei prossimi decenni e si tratta di operazioni a forte rischio che suscitano profonda preoccupazione. Chiediamo che non vengano più utilizzati strumenti finanziari di questo tipo con cittadini inconsapevoli di queste operazioni portate avanti con soldi pubblici. Lavoreremo per fare in modo che il rientro di questi crediti sia il più veloce ed indolore possibile e ci impegneremo in futuro a non fare più ricorso a strumenti finanziari ad alto rischio.

Entrate

La gravemente importante riduzione delle Entrate Tributarie, dovuta alla sciagurata abolizione dell’ICI (l’unica vera Tassa Federale che esisteva!) ha creato un buco importante, che i passati amministratori si sono affrettati a cercare di colmare attraverso tre altrettanto sciagurati canali: concessione a piene mani di nuove autorizzazioni edilizie; accensione di mutui; alienazione di beni patrimoniali. Si tratta, a nostro modo di vedere, di tre fonti di scempio. pesanti come macigni da una parte ed irreversibili dall’altra. La nostra idea è che si debbano trovare introiti attraverso:

  • oneri provenienti non più da nuova urbanizzazione (da regolamentare fortemente in senso limitativo–vedi programma Urbanistica), ma da recupero e riconversione di edifici obsoleti ed aree dimesse;
  • presentazione di nuovi progetti di alto profilo, capaci di attirare finanziamenti pubblici in modo più consistente;
  • valorizzazione del patrimonio pubblico e risparmio nel mantenimento dello stesso, che deve divenire sempre di più fonte di reddito senza che se ne proceda alla vendita.
Spesa e sviluppo

La politica di spesa, dovrà essere giocoforza impostata al massimo rigore, allo “spendere” si dovrà anteporre lo “spendersi”:

  • revisione e verifica periodica delle convenzioni in essere;
  • priorità alle spese “produttive”, come ad esempio la ristrutturazione del patrimonio pubblico, compensabili in tempi brevi da oneri di locazione;
  • priorità alle spese “risparmiose”, come ad esempio illuminazione pubblica a basso consumo, copertura energetica di edifici pubblici con impianti a cogenerazione e/o fotovoltaico finanziato, recupero acque (vedi programma Urbanistica e Ambiente);
  • sostegno alle piccole imprese locali legate al territorio (artigiane, agricole, commerciali). Creazione di un marchio che caratterizzi e certifichi la provenienza autoctona (Es. “Fat a Faënza”);
  • porsi come interlocutore autorevole; stimolare e promuovere iniziative di rivitalizzazione ed armonizzazione del Centro Storico, privilegiando e premiando il coinvolgimento e le idee degli imprenditori “ad elevato tenore neuronico” superando le strumentalizzazioni corporativistiche.

Scelte economiche per la città

Km 0, filiera corta ed artigianato locale

Lo spostamento del baricentro dell’economia da una scala globale ad una prevalentemente regionale o locale è il modo più efficace per avvicinarsi alla soluzione dei problemi che quotidianamente mettono a repentaglio il nostro ecosistema. Un’ autentica sostenibilità è infatti pensabile esclusivamente a livello locale, non solo per la possibilità di ridurre i trasporti di merci, ma anche perché si possono controllare i processi produttivi, sviluppando così le attività locali e stimolando di conseguenza la crescita della ricchezza sul territorio ed il mantenimento delle risorse esistenti, ambientali e lavorative. Il mappaggio delle realtà agro-zootecniche servirà a capire cosa e come vengano prodotti, trasformati e trasportati i prodotti per migliorarne l’efficienza, evitando gli sprechi e le contaminazioni.

Agricoltura

Va incoraggiata l’agricoltura ragionata, caratterizzando specifiche colture autoctone, favorendo e sostenendo con iniziative mirate lo sviluppo dei prodotti agricoli a marchi DOP (Denominazione di Origine Protetta), IGP (Indicazione Geografica Protetta), salvaguardando ed incentivando la biodiversità, favorendo contemporaneamente l’apertura di mercati locali e la salvaguardia di quell’ambiente naturale di cui l’imprenditore agricolo può e deve ridiventare il primo custode. Rimettere finalmente al centro del sistema le persone che producono beni primari irrinunciabili alla vita stessa ( cibo, legna, salvaguardia delle risorse idriche e della qualità dell’aria) permetterà la sostenibilità ed il mantenimento delle risorse anche per le generazioni future. L’agricoltura biologica e biodinamica permettono di produrre cibo senza potenziali tossici per il consumatore e per l’ambiente circostante. Verranno strette alleanze con enti di formazione in tema di produzioni sostenibili aperti ad agricoltori, allevatori, tecnici, insegnanti e cittadini. Scoraggiare le produzione di colture a fini energetici privilegiando la produzione di alimenti. Un’ eccezione potrebbe essere rappresentata dalla canapa dalla quale si ricava fibra ottima per il vestiario e per la coibentazione delle abitazioni. Si cercherà di favorire sistematicamente la filiera corta, restituendo così dignità e risorse agli agricoltori e facendo risparmiare denaro ai cittadini. Si incentiverà perciò lo sviluppo dei “Farmer’s Market”, mercati riservati all’esercizio della vendita diretta da parte degli imprenditori agricoli ai consumatori finali, di prodotti di stagione e di ottima qualità, freschi, che non devono percorrere lunghe distanze prima di giungere sulle tavole. Incentivazione all’installazione di distributori automatici di latte fresco e formaggio proveniente direttamente dalle stalle, ed altri prodotti agricoli locali e di stagione (frutta snack nelle scuole). Un programma stabile di formazione al corpo docente delle scuole (nido, materna, elementari e medie) favorirà una reale conoscenza dei prodotti stagionali ed una riduzione degli sprechi oggi esistenti, radicando le generazioni future al proprio territorio. Saranno favoriti i centri di trasformazione dei prodotti in esubero o non atti alla grande distribuzione come per esempio la frutta matura. Incentivazione all’uso di prodotti locali. I pubblici esercizi (ristoranti, osterie, gelaterie) che utilizzano prodotti del territorio (vino, olio, salumi, formaggi, latte, frutta, verdura e fiori) acquistati direttamente dalle imprese agricole saranno pubblicizzati e valorizzati in modo che i cittadini possano accedervi in maniera consapevole. Tale sistema potrà anche essere esteso alle mense delle scuole e a quelle private. Per ricorrere sempre meno alla grande distribuzione si cercherà di promuovere e di incentivare i GAS (Gruppi di Acquisto Solidali) e i GAC (Gruppi di Acquisto Comunali), che favoriscono l’istruzione del cittadino, fanno risparmiare soldi, garantiscono una maggiore qualità del prodotto e l’eticità del lavoro legale in agricoltura. Si cercheranno alleanze con i produttori biologici e biodinamici di alimenti non coltivabili in loco (agrumi, mele, pere, banane, ecc..). Si promuoveranno i mercatini dell’usato comunali e i mercatini privati dell’hobbystica, del riuso e dello scambio, creando spazi comunali periodici in cui con un piccolo contributo si possa affittare una piazzola e rivendere o scambiare quello che non si usa più, ma che può essere utile ad altri. Non bisogna sprecare nemmeno un prodotto: attraverso il “Last Minute Market” è possibile recuperare merci invendute, senza valore commerciale, ma ancora idonee per essere utilizzate, trasformando in una risorsa quello che sarebbe destinato ad essere un rifiuto. Le aree di attività del “Last Minute Market” sono:

1) “Food” che permette il recupero dei prodotti alimentari invenduti, ancora idonei per l’alimentazione.

2) “Book” che permette il recupero dei libri, invenduti, che rimangono nei magazzini degli editori e che dopo un certo periodo di tempo sono destinati al macero.

3) “Pharmacy” che permette il recupero dei prodotti farmaceutici (prodotti da banco e prodotti per lattanti), ancora idonei all’uso.

4) “No Food” che permette il recupero dei beni non alimentari invenduti come ad esempio una bottiglia di shampoo con il tappo rotto, la carta igienica dalla confezione danneggiata, i prodotti per la pulizia della casa con difetti di imballaggio.

I fruitori dei beni donati saranno enti ed associazioni che offrono assistenza a persone in condizioni di disagio sociale e Biblioteche Comunali, Provinciali e Scolastiche.

Industria ed artigianato locale

La crisi economica e la globalizzazione dei mercati stanno mettendo in grossa difficoltà i piccoli e medi imprenditori locali che si trovano a dover fare i conti con una flessione degli ordinativi ed una contrazione degli utili necessari al mantenimento delle loro strutture produttive e al supporto degli investimenti futuri. E’ stato dimostrato da recenti studi che quello del fotovoltaico è un settore con una a crescita a tre cifre. Il fotovoltaico, che porta con se un indotto di progettisti, installatori e manutentori artigiani locali, rappresenta solo un esempio di quelle che sono le nostre idee per incentivare la conversione e la ripresa economica delle nostre aree industriali in sofferenza. Eolico, riciclo dei rifiuti, ricerca e sviluppo, cogenerazione, risparmio energetico (sul modello ESCO) sono altri mercati sui quali puntare per ridare linfa vitale ad imprese che non trovano più sbocchi all’interno dei mercati “tradizionali” e a bassa specializzazione. Lavoreremo con le banche per favorire il credito agli imprenditori che decideranno di investire in questi mercati mantenendo la produzione all’interno del territorio comunale. Lavoreremo per potenziare la multimodalità dei trasporti anche in ambito industriale.

Ipermercati

La grande distribuzione raccoglie capitali locali e li sposta nelle tasche di gruppi nazionali o, molto spesso, internazionali. Crediamo che la nostra città debba avere il coraggio di differenziarsi proponendo un modello commerciale diverso in grado di far rivivere un’economia locale ormai vittima delle dinamiche imposte dalla grande distribuzione. Pertanto non investiremo altri soldi pubblici in attività di espansione e promozione di questo complessi, di cui la nostra città e già abbondantemente ed esageratamente piena. Incentiveremo invece i piccoli commercianti locali e favoriremo la rinascita commerciale del nostro bellissimo centro storico; vogliamo riportare i faentini a passeggio per le vie della nostra città.

12 commenti a “Economia”

  1. Franz scrive:

    Paolo Barnard è una persona che sta spendendo un sacco del suo tempo, denaro ed energie, ad informarsi e ad informare.
    Come dici collaborava con la Gabanelli, ma questa è un’altra storia, e lunga.
    A volte passa da Faenza, sarebbe bello invitarlo.
    Certo che come lettura, ti sei scelto un saggio d’allegria!

  2. menci scrive:

    ho letto su internet “il grande crimine” di un certo Paolo Barnad.
    volevo sapere da voi cosa ne pensavate e se questo tizio sia una persona con credito (possibile che abbia collaborato con report? il nome non mi è nuovo..)
    se ciò che scrive è nel giusto, si possono trarre spunti economici importanti…
    a presto ciao

  3. Maria scrive:

    vi ringrazio della risposta!
    vorrei anche chiedervi se prevedete qualcosa di particolare per i disoccupati: in particolare per i giovani che vanno avanti con contrattini minuscoli e dsi trovano spesso senza lavoro.
    ciao!!

    • Fatti Sentire scrive:

      Il momento lavorativo è difficile da risanare intervenendo a livello locale, pensiamo che il dovere di intervento sia a livello nazionale, qualcuno dovrebbe assumersi delle responsabilità.
      E’ anche vero però, ed in questo noi crediamo, che direzionando un certo tipo di economia sarà possibile creare nuovamente posti di lavoro.
      Nel nostro programma facciamo leva sulle nuove tecnologie, sulla possibilità di agevolare nuove imprese cercando di puntare di nuovo anche sull’agricoltura, vorremmo snellire le procedure dal privato presso l’amministrazione ed assicurare pagamenti in tempi brevi dell’amministrazione stessa.

      Vorremmo che i nostri anziani ci passassero quei mestiri tanti ricercati e ormai dimenticati ed altro ancora.

      Entrambi questi settori sono trasversali perchè intrecciano più mercati ed ambiti lavorativi, in questo modo saranno anche altri, i settori che ne beneficieranno.

      Quando si parla di sviluppo consapovele non si parla di bolle di sapone, ma di modi di vivere e vedere lo sviluppo della società.
      Che sia una parola orami sulla bocca di tutti ne cancella inevitabilmente il valore, ma su di noi, ancora ha un certo effetto ed un notevole significato.
      Adattare i nostri stili di vita ai bisogni fondamentali, crescere in modo intelligente e non solo economico poterà miglioramenti su tutti i fronti ed aiuterà a focalizzare gli ambiti necessari per uno sviluppo utile e coerente.

  4. Maria scrive:

    Ciao ragazzi, vi copio qui il mio intervento su Facebook, come mi avete consigliato. L’argomento mi interessa particolarmente perchè avendo la partita iva sono parte chiamata in causa :)

    Il vostro programma è interessante ma personalmente ho dei dubbi. Ho letto, ad esempio, che aiuterete solo i piccoli imprenditori che punteranno sulle fonti rinnovabili. Ci sono tante persone però in possesso di partita iva e che quindi lavorano come imprenditori anche se poi guadagnano molto poco, che non hanno la possibilità di puntare su questi ambiti perchè magari si occupano di tutt’altro. O perchè magari lavorano con pochissimi mezzi (anche solo un computer e una stampante!)
    Loro saranno abbandonati a se stessi? Se ho capito male mi scuso subito :)

    • Fatti Sentire scrive:

      Ciao Maria, noi ci poniamo l’obbiettivo di aiutare l’economia locale a riprendersi, facendo sì che il Comune faccia la propria parte, migliorando le strutture, apportando cambi di abitudini, pagamenti entro tempi ragionevoli ecc. ciò che stimola alla ripresa e tutela lavoratori e consumatori. Vogliamo intervenire sull’edilizia urbana, in modo che si possa spendere meno per la casa, in risorse destinate al sociale, per cui riescano ad usufruire dei servizi anche coloro che sono momentaneamente in difficoltà, anziani, disabili, famiglie numerose o famiglie che faticano a mantenere una vita normale.
      Le scelte che può fare un Comune sull’icentivazione dello sviluppo si riperquotono su molti gradini della scala sociale, anche con l’opportunità di un abbassamento della spesa. Scelte che devono giovare a tutti i cittadini di estrazioni sociali diverse. Un miglioramento non è solo determinato da una maggiore disponibilità di fondi, ma anche da uno sviluppo coerente. Pensiamo che dare una spinta a determinate economie crei le condizioni per riavviare una macchina con grossi problemi.

  5. Pietro scrive:

    Nella parte dedicata a “Strumenti finanziari ed indebitamento del Comune con le banche” dite che i mutui e le obbligazioni utilizzati per finanziare il comune in passato sono strumenti finanziari ad alto rischio ecc…
    Su quali basi affermate questo? Potrà anche essere vero, ma credo si debba un attimo differenziare perchè mutui e obbligazioni non sono sempre strumenti ad alto rischio, anzi…
    In secondo luogo dite che bisogna tagliare alcune spese inutili che non sono per il cittadino ma sono state fatte per l’interesse di pochi. Giusto, ma un esempio di queste spese inutili da tagliare o da reindirizzare/redistribuire quale potrebbe essere?
    In terzo luogo la parte dedicata alle entrate e al “dove/come reperire i soldi”: i tre esempi citati per reperire i finanziamenti mi sembrano un po’ “leggeri”. Potete sviluppare/illustrare meglio il punto numero 3 (valorizzazione patrimonio pubblico ecc…) ?
    Complimenti per la lista e per il vostro impegno!
    Ciao Pietro

    • Fatti Sentire scrive:

      Alcuni derivati sono stati stipulati anche dal Comune di Faenza, ma del suo andamento non ne siamo al corrente, sarebbe necessario vedere le carte, noi diciamo di proibire tali investimenti in ogni caso!
      Tralasciando quella che di fatto è una scusa economica (ovvero legare l’alto rischio a pratiche finanziarie di un certo tipo), resta il fatto, certo, che 75 milioni di euro di debito, anche a tasso fisso (mutui accesi e BOC) cresciuto più del doppio negl’ultimi quindici anni, sono investimenti ad alto rischio comunque, almeno per l’idea di Comune che abbiamo noi.
      L’emissione di BOC, in grande aumento è lo specchio del pentolino a pressione delle scelte politiche, con il massimo guadagno ed il minimo sforzo, risultato di una criticità più che preoccupante.
      Al momento non sanno come far fronte al pagamento delle rate se non attraverso altri indebitamenti, (la prassi dell’investimento elettorale è stato molto in voga, ed ora saranno altri a doverci salvare da questo disastro economico) che risulterebbero così a catena, prevedendo semplicisticamente tagli selvaggi ai servizi per riparare l’irreparabile. Una bella visione del futuro!
      Pensiamo sia giunto il momento di rivedere il metodo di finanziamento ed investimento del danaro pubblico, pensando dal prossimo futuro, di concentrare gli investimenti allo scopo di una riduzione della spesa.
      Grazie dell’attenzione

  6. marco g. scrive:

    Il problema del lavoro e’ grave e quindi, credo, di fare qualcosa d’innovativo per creare lavoro e’ specialnente nella nostra zona.
    La mia idea e’ quella che, la nuova amministrazione,dovra’ se vorra’ far lavorare le piccole imprese (artigianali e non) locali che sono tantissime e radicate nel territorio che ora soffrono di piu’ per la crisi.
    Le grandi imprese, osteggiate dai partiti, non conosceranno mai la crisi, per cui serve una iniziativa coraggiosa da affidare appalti alle piccole imprese,che sono anche molto efficienti e professionali.

    Confido nel nuovo anche se e’ una incognita, ma il programma che avete mi piace,un po’ lungo da mettere in pratica ma la sostanza c’e’.
    Vi sosterro’ passando parola per far visitare il sito.

  7. saverio scrive:

    Sarebbe utile far riqualificare strutture sponsorizzate dalle banche,che a faenza (e’ mi’ pae’s)ce’ne sono tanti come i ristoranti.
    Basta che gli fate mettere uno sportello, e’ sono contenti.
    Gli sportelli dunque,nei locali ristrutturati creare tipo (mercati centrali) di vendita prodotti di aziende agricole,nei limitrofi entro i KM30.
    Un vero mercato centrale di prodotti della nostra terra,inoltre dare la possibilita’ a tutte le aziende di poter esporre la propri merce,(non i soliti),creare una graduatoria al contrario (espone per primo chi non ha mai esposto),con un pagamento ridotto del suolo pubblico.
    Questo crea lavoro per tanti,e da qualita’ e diversita’ per il pubblico.

    • Fatti Sentire scrive:

      Ciao Saverio, le proposte di realizzazione di farmer’s market vanno in questa direzione, mentre la sponsorizzazione da parte delle banche crediamo sia fattibile proponendo un piano di riqualificazione di un numero elevato di strutture ma credo sia più facile trovare aziende modello ESCO che si possono sobbarcare un investimento iniziale. Grazie e continua a segurici.

  8. matteo ravaioli scrive:

    Sarebbe credo interessante l’idea della creazione di una tessera da fornire a negozi al dettaglio,ristoranti,osterie,bar,etc.. e sviluppare parallelamente una rete comunale composta da aziende agricole del territorio faentino dedite alla produzione di frutta e verdura,allevamento,uova,latte,formaggi,salumi, in modo da dare all’imprenditore/ristoratore che vuole fare acquisti in queste aziende la possibilita’ grazie alla tessera di avere una riduzione delle tasse (iva) in modo da favorire le produzioni locali e dare un incentivo a chi compra ,con la possibilita’ nel futuro di allargare questa rete a i comuni confinanti

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