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FATTI SENTIRE

Lista Civica per Faenza

Chi siamo

Sono passati cinque anni da quel Novembre del 2005, quando cominciò quest’avventura.

La nostra avventura. Quella del Meetup “amici di Beppe Grillo Faenza”. Un’esperienza splendida, piena, ricca, formativa. Per noi unica. Anche e soprattutto a livello umano. Si è creato un gruppo affiatato, unito, motivato.

Meetup significa proprio questo: Incontrarsi.

Il nostro principale obiettivo, infatti, oltre a fare informazione e promuovere lo scambio di pensieri, idee ed opinioni, è stato quello di far incontrare e riunire le persone che vogliono darsi da fare, che hanno ancora la capacità di indignarsi, che hanno menti pensanti e soffrono l’appiattimento umano e culturale dei nostri tempi. Questo ha dato il là, alla nascita di un Movimento molto attivo sul territorio, che è riuscito nel tempo ad acquisire la stima, la credibilità e la fiducia di parte della cittadinanza; e ad attirarsi molte critiche dall’altra. Un gruppo di persone, ma soprattutto di amici, che con passione, forza di volontà e sano entusiasmo ha cercato e cerca di affermare le proprie idee promuovendo modelli e stili di vita alternativi, spesso contrapposti a quelli imperanti.

L’anno passato, con la creazione dell’Associazione Fuori dal Coro, vi è stato il giusto e naturale proseguimento di questo percorso e di questa esperienza. Ora, crediamo sia giusto compiere un’altro e più importante passo.

Per continuare a dare il nostro contributo per una città ed un paese migliori.

Ci piacerebbe riportare il cittadino e la persona al centro di tutto.

Informare, risvegliare le coscienze assopite, dare risposte ai bisogni della gente, rivendicare le nostre libertà, i nostri diritti e doveri. Per un mondo più pulito e sostenibile, per la giustizia, per la pace. Per questi motivi scegliamo di compiere questo cambiamento di prospettiva, per portare avanti le nostre idee ed i nostri valori nelle sedi decisionali. Rileviamo come le battaglie portate avanti sino ad ora stiano divenendo elementi culturali dei programmi politici in città. Questo da un lato ci conforta, poiché significa che il lavoro fatto sino ad ora ha portato qualche frutto, dall’altro ci pone il dovere di vigilare affinchè esse non divengano solo parole al vento da campagna elettorale, ma impegni precisi da rispettare.

Per fare questo serve una lista civica? Siamo sicuri di Sì.

Inoltre, se vogliamo che i cittadini tornino protagonisti della politica, se vogliamo vigilare sull’operato dell’amministrazione, stimolarne l’azione e attuare quel cambiamento (prima di tutto culturale) necessario, dobbiamo essere nei luoghi deputati a farlo. Una lista realmente civica, sganciata da ideologie ed interessi economici e di partito, può rappresentare efficacemente tale esigenza in alternativa all’attuale sistema partitico. Essa serve a dare voce (non a caso “Fatti Sentire”) ai cittadini riconoscendogli il diritto di partecipare alle scelte del governo della città nelle fasi decisionali.

Occorre anche che i cittadini si occupino di politica, poiché comunque la politica si occupa di loro.

Ognuno di noi sa che c’è bisogno di persone oneste e di “buon senso” civico per evitare che le ideologie e gli interessi di una parte o dell’altra, portino a non fare le scelte giuste.

Tutti i partecipanti alla Lista Civica Fatti Sentire non hanno carichi penali pendenti, non hanno tessere di partito, non ricoprono ruoli politici in nessun organo pubblico o partecipato e non intrattengono legami con i cosiddetti “poteri forti” del territorio.

Tutti i partecipanti sanno che prendono un impegno, serio, difficoltoso ed impegnativo. Pensiamo di dare il nostro meglio, speriamo di essere all’altezza.

L’ambiente, per noi, è importante.
In molti oggi si rendono conto di come esso sia fondamentale alla vita; dalla coltivazione dei cibi, all’aria che si respira, all’incidenza della salubrità sulla salute.

La tutela ambientale, il suo rispetto, dovrebbero essere ai primi posti fra i criteri con cui operare le scelte politiche ed economiche della società.
Che lo stato di salute del nostro pianeta sia costantemente minacciato è sotto gli occhi di tutti, non solo degli scienziati.
Per ripristinarlo è necessario cambiare un pò le proprie abitudini.

Il cambiamento passa attraverso il contributo di ognuno di noi: l’oceano non è forse fatto da molte, piccole, gocce d’acqua?

Vorremmo quindi stimolare una riflessione sul concetto di “progresso”.
Esiste qualcosa in natura che cresce e basta? La risposta è si, sono i parassiti e gli agenti cancerogeni.

In un mondo ove le risorse sono limitate, un pò di moderazione non guasterebbe.

La società che ci piace presuppone, come primo passo, una diminuzione degli effetti negativi legati alla crescita fine a se stessa, il riattivarsi del senso di appartenenza sociale alla comunità e, successivamente, l’attivazione dei circoli virtuosi legati a stili di vita più sobri e consapevoli.

Sappiamo quanto sia difficile, eppure riteniamo che tale processo sia, non solo necessario, ma anche più divertente ed intelligente; come ben spiega nel suo progetto delle 8 “R” l’economista francese Serge Latouche.

Esso si può riassumere in Otto obiettivi interdipendenti:

Rivalutare, Ricontestualizzare, Ristrutturare, Rilocalizzare, Ridistribuire, Ridurre, Riutilizzare, Riciclare.

Tutto ciò può portare, nel tempo, a risultati molto positivi: serenità, convivialità, sostenibilità, pace.

Perchè non provare?

Rivalutare

Rivedere i valori in cui crediamo e in base ai quali organizziamo la nostra vita. L’altruismo meglio dell’egoismo; la cooperazione meglio della concorrenza; il piacere del tempo libero invece dell’ossessione del lavoro; la cura e la vita sociale non provocano più piacere del consumo illimitato? Il locale, ove si può, è preferibile al globale; il ragionevole è più bello del razionale. Questa rivalutazione deve naturalmente riuscire a superare l’immaginario in cui viviamo. Rifiutiamo di pensare che non vi sia altro da sognare che delle merci! (Esse al più possono essere un desiderio). La possibilità di sognare e la capacità di farlo, sono il sale della vita!!!!

Ricontestualizzare

Significa modificare il contesto concettuale ed emozionale di una situazione o il punto di vista secondo cui essa è vissuta, mutandone completamente il senso. Questa modifica si evidenzia, ad esempio, nei concetti di ricchezza e di povertà e ancora di più in quelli di scarsità e di abbondanza; attuali fondatori dell’immaginario economico. L’economia attuale, infatti, trasforma deformandola l’abbondanza naturale in scarsità, creando artificialmente mancanza e bisogno, attraverso l’appropriazione della natura e la sua mercificazione. Un cambio sfavorevole a molti che giova a pochissimi. Un gioco poco divertente!

Ristrutturare

Adattare in funzione del cambiamento dei valori le strutture economico-produttive, i modelli di consumo, i rapporti sociali e gli stili di vita. Quanto più questa ristrutturazione sarà radicale (andando alla radice dei problemi), tanto più il carattere sistemico dei valori dominanti verrà modificato.

Rilocalizzare

Consumare essenzialmente prodotti locali, prodotti da aziende sostenute dall’economia locale. La conseguenza è che le decisioni di natura economica devono privilegiare l’aspetto locale, per bisogni locali. Questo favorisce anche la gratificazione di chi fruisce di un prodotto di qualità e di chi lo produce. Inoltre, se è bene che le idee ignorino le frontiere, i movimenti di merci e capitali devono invece essere ridotti al minimo, evitando i costi complessivi legati ai trasporti (infrastrutture ma anche inquinamento, effetto serra e cambiamento climatico).


Ridistribuire

Garantire a tutti gli abitanti del pianeta l’accesso alle risorse naturali e ad un’equa distribuzione della ricchezza, assicurando un lavoro soddisfacente e condizioni di vita dignitose per tutti. Predare meno piuttosto che “dare di più”. Attenzione, poiché condizioni di lavoro e sociali disdicevoli non sono un’esclusiva degli “altri posti” ma stanno tornando anche a casa nostra.

Ridurre

Sia l’impatto sulla biosfera dei nostri modi di produrre e consumare, che gli orari di lavoro. Il consumo di risorse va ridotto e ragionato, sino a ripensare ad un’impronta ecologica pari ad un pianeta. La potenza energetica necessaria ad un tenore di vita decoroso (riscaldamento, igiene personale, illuminazione, trasporti, produzione dei beni materiali) equivale circa a quella richiesta da un piccolo radiatore acceso di continuo (1 kw). Oggi il Nord America consuma dodici volte tanto, l’Europa occidentale cinque, mentre un terzo dell’umanità resta ben sotto questa soglia. Semplicemente a lungo andare non ce lo potremo più permettere.

Riutilizzare

Riparare le apparecchiature e i beni d’uso anziché gettarli in una discarica, superando così l’ossessione, funzionale alla società dei consumi, dell’obsolescenza degli oggetti e la continua “tensione al nuovo”.

Riciclare

Recuperare tutti gli scarti non decomponibili derivanti dalle nostre attività.

Stiamo insieme, il meglio deve ancora arrivare…”

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